Un libro per dire “no”: l’empowering insegnato alle bambine L'anno scorso usciva in Italia “Se dico NO è NO”, un testo per bambini dedicato al non farsi mettere i piedi in testa e a sensibilizzare i più piccoli alle strategie di empowering per evitare traumi e violenze.

Un libro per dire “no”: l’empowering insegnato alle bambine L'anno scorso usciva in Italia “Se dico NO è NO”, un testo per bambini dedicato al non farsi mettere i piedi in testa e a sensibilizzare i più piccoli alle strategie di empowering per evitare traumi e violenze.

Febbraio 18, 2019 0 Di Alessandro Panizza

Era primavera quando Matilda Edizioni pubblicava “Se dico NO è NO”, un testo per bambini completamente dedicato al non farsi mettere i piedi in testa. Il libro è scritto da Annamaria Piccione e Viola Gesmundo, le quali avevano dichiarato la loro volontà nel tutelare la presa di posizione delle giovani bambine con il loro libro. È proprio questo l’obbiettivo della storia, insegnare alle bambine che sono in grado di decidere da sole e non serve che qualcuno prenda decisioni al posto loro o scelga la loro strada. Anche se il libro è stato pensato per i più giovani, il messaggio contenuto nel testo dovrebbe essere una lezione di vita per tutti.

 

La forza dentro di noi

Alcuni potrebbero pensare, leggendo il titolo, che si tratti di una modalità di istruzione controproducente, che porti alla disubbidienza: dire di “no” non fa di un bambino una persona maleducata, né di un ragazzo una persona scortese – non si potrebbe interpretare il messaggio delle autrici in maniera peggiore. Il fulcro del testo infatti non è sulla semplice educazione ma sull’empowering, un costrutto psicologico che nell’ultimo ventennio ha acquisto molta importanza.

La parola empowering rimanda alla mente il concetto di “power”, ovvero la “forza”: la traduzione più corretta che si possa fare è “presa di consapevolezza della propria forza”. L’empowering non è altro che l’acquisizione delle proprie abilità, del proprio carattere e della propria forza interiore che è latente dentro di noi, ma non sappiamo come farlo emergere. Ed è qua che interviene il professionista: lo psicologo può infatti aiutare le persone a far emergere il loro potere, ma a volte, quando manca il dottore, un libro può anche bastare.

Un volume per i lettori più piccoli

La scelta di produrre un libro per empowerizzare non è una scelta casuale: intanto il volume, come il cartone animato, può raggiungere molte persone a differenza degli interventi nelle scuole o negli oratori; inoltre la mancanza di immagini video da associare al messaggio del testo favorisce l’immaginazione del lettore, primo indice di impatto del libro. Da un punto di vista psicologico, la mancanza di immagini è un fattore molto importante, poiché essa condiziona la mente in quanto materiale visivo: l’assenza di questo spinge il lettore a creare da sé l’immagine di riferimento al testo stimolando così l’empowerizzazione del bambino.

La scelta di scrivere un testo per i bambini, infine, è stata fatta per incidere il prima possibile sui processi decisionali. È noto a molti infatti che l’intervento psicologico più efficiente è quello svolto sui bambini: se i giovani imparano a dire di “no”, sono meno esposti alle violenze, diventano i detentori del loro libero arbitrio e nessuno prenderà più decisioni per loro.

Alessandro Panizza